Marco Polo

Perdonatemi, ma hanno più sapore certi viaggi di lavoro che molto del turismo organizzato fatto così, tanto per fare...


Mi rendo conto che Claudia possa non condividere questa mia affermazione e cerco, pertanto, di argomentarla.
Alcuni di noi facendo "turismo cosi, tanto per fare" hanno l'illusione di poter compiere qualcosa di reale.
Stanno invece svolgendo solamente un compito loro assegnato che prevede, al massimo, qualche risposta multipla.
Questo vale, ovviamente, per il viaggio nei "tempi moderni" in cui al caso, od alla necessità, poco è lasciato.


Ci viene concessa l'illusione di poter decidere in totale autonomia la piega da dare alle nostre "esperienze".
Ma... possiamo realmente poter dire di essere stati a Milano, o a Londra, senza aver visitato gli immensi sobborghi di queste città?!
L'anima di un luogo la puoi percepire solo "downtown"?! O la percepisci solo dopo mesi di intensi scambi percettivi con quel luogo?


Per un viaggio serio e strutturato, che non sia annacquato nei vortici del cocktail del "tuttocompreso", ci vogliono tempo, denaro e parecchia ricerca.
Non sto solo ribadendo la ormai nota differenza tra i concetti di "turista" e "viaggiatore". Quelli sono sofismi da dandy di primo pelo.
Un viaggio deve poterti cambiare, deve "incidere". E tu devi essere nella tua "fase giusta", per farti incidere da esso.


Il viaggio vero è pertanto una "necessità". 

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