Marino Chapter 10

Si erse rapidamente dalla posizione di quiete che gli aveva conciliato quei pensieri e si mosse verso prora afferrando il lume ad olio per poter vedere quello che, in base alla sua lunga esperienza, non poteva che essere un grosso tronco trascinato in acqua da una bufera chissà quanto tempo prima ma, con grandissimo stupore non vide nulla...

Gli occhi, abituati alla notte lagunare, non lo ingannavano... né a dritta, né a manca vi erano tronchi od oggetti galleggianti di altra natura.

Marino sapeva con esattezza dove si trovasse e quanto il fondale fosse profondo in quel punto, nemmeno lo sfiorò pertanto il pensiero di essere su di una secca.

Da moltissimi inverni solcava quelle acque, ben sapendo che, seppur pescosissime, non ospitavano creature di dimensioni tali da poter provocare un rumore simile, collidendo con una barca solida come la sua vecchia tartana.

Erano anni che non si sentiva in quel modo... senza risposte, insicuro, spaesato e, forse, un tantino impaurito...

Il suo rapporto con la natura circostante, con la sua città ed i limitati contatti con i suoi simili gli permettevano di poter contare su risposte certe ad ogni situazione gli si ponesse innanzi.
Il suo era un mondo di certezze, di ritualità, ciclico e totalmente privo di angoli oscuri. Almeno sino ad ora...

Marino, solo nella vasta laguna, sentiva che qualcosa aveva scombinato le carte, lo aveva lasciato turbato ed apparentemente senza risposte.

Il vecchio pescatore dallo sguardo fisso e ferino, dai gesti lenti e sicuri, sembrava ora un fanciullo con gli occhi che scrutavano senza sosta l'ambiente circostante in una danza imperterrita ed ansiosa, che improvvisamente si fosse destato da un sonno carico di incubi nel buio della propria stanza.

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