Marino Chapter 20

Il cibo ingurgitato in quantità gli aveva comunque restituito forza ed il sonno, seppur turbato da incubi, aveva giovato alla sua mente.

Ripensò ancora alle parole del Musicista, il quale gli aveva detto che a ciò che non è creazione di Dio, si mette ordine con i Segni.

"...Ma, come?!"
Quell'oggetto era privo di lame, non poteva essere brandito in alcun modo ed era, diversamente dagli strumenti che Marino si trovava quotidianamente a maneggiare, incredibilmente leggero.

Come poteva essere utilizzato? Certamente non come arma...

Ma il fatto di averlo in mano, curiosamente, lo rendeva più sereno, più forte e gli infondeva coraggio.

Decise pertanto di uscire in Corte, ma volendo sfruttare l'effetto sorpresa, pensò ad un modo per oliare i cardini della vecchia porta, per impedire che il loro stridere preannunciasse la sua uscita.

Miscelo' la cenere al "Forte" e vi aggiunse pure del pesce essiccato, producendo una poltiglia maleodorante che, però, produsse l'effetto sperato.

Ne cosparse copiosamente i cardini ed attese, tremando forte, che la poltiglia penetrasse a sbloccare i danni che il salso aveva provocato nel metallo.

Era giunto il momento, avrebbe affrontato la Vecia e tutte le sue orribili adepte.

Non sapeva esattamente a cosa sarebbe andato incontro, ma sapeva che non avrebbe potuto picchiare più duro degli Schiavoni in cantiere.

Leggeva quello scontro in chiave fisica, come sempre aveva fatto nella sua vita.
Mani, coraggio ...ed ancora mani.

Forza e velocità, nonostante gli anni e gli acciacchi, non gli mancavano.

Si catapulto' in Corte e la Vecia era lì, ad aspettarlo...

In piedi, al centro della Corte, insolitamente sola, gigantesca e magra, orribilmente magra, brandiva un lungo legno nella mano sinistra ed una veste scura ricopriva quasi completamente la sua figura. 

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