Il Lido

Il Lido, me lo sono mangiato con gli occhi…

Imbarcata l’auto di Claudia sul ferry-boat, preso possesso di una panchetta in formica sul ponte superiore ed ordinati due (…forse quattro…) spritz allo spigoloso barista, avvertimmo immediatamente la sensazione di essere in vacanza.

Non che l’esotismo si fosse innescato in noi in conseguenza delle distanze percorse (veramente risibili partendo da Padova) quanto piuttosto per il mood indotto dall’atmosfera decisamente vintage (anzi, d’antan) che la situazione evocava…

Per quanto mi riguarda, alla veneranda età di 43 anni, non mi era ancora capitato di infilare un’auto nella pancia di un ferry ed attraversarci il canale della Giudecca passando attraverso il bacino di San Marco, per approdare poco dopo in un ambiente che per molti aspetti ricalca ancora gli stilemi tipici dei decenni passati…

Se per Claudia ed il sottoscritto, assenti dal Lido da parecchi anni (un ventennio, nel mio caso…) l’incanto (...e gli spritz!) ci intontì per il resto della giornata, per la piccola Frida la fase di ambientamento durò meno di un minuto!

Ci fermammo qualche giorno, soggiornando in un albergo vicino all’imbarcadero del ferry, la cui decadente facciata si stagliava sorniona sulla laguna (alla stregua di un'attempata signora ancora seducente e fasciata in abiti d'epoca) regalandoci tramonti indimenticabili.

Consigliamo di andarci a Giugno, al Lido, organizzandosi per tempo nella logistica per gli imbarchi, altrimenti un po' laboriosi... se non addirittura ad Agosto, per i più audaci (organizzandosi ancora meglio, per ovvi motivi di movimentazione) per godere della composta e variegata umanità che si crogiola al sole o ciacola all’ombra dei Capanni. 

Credo faccia bene, andare al Lido, a chi pensa il mare sia bello solo se lontano da casa, cristallino e deserto…  

Ma veniamo agli incontri casuali...

Passeggiando da solo per il Corso, mentre ‘’le ragazze’’ terminavano la loro toletta, ebbi la fortuna di incrociare un vecchio compagno dei tempi del liceo.

Mi fermai a bere con i suoi amici, ma, unico a non avere barba e capelli lunghi, rigorosamente bruciati dal sole, venni trattato (immeritatamente forse) da foresto

Ci trasferimmo tutti al Marcà (dove peraltro con ‘’le ragazze’’ avevamo poco prima pranzato con ottimi cicchetti) continuando la verticale iniziata lungo il Corso, seduti (rigorosamente scalzi, loro…) sui vecchi banchi della pescheria…

(s)fortunatamente di li a poco ‘’le ragazze’’ vennero a richiamarmi alle mie responsabilità di padre e dovetti congedarmi  dalla scarmigliata compagnia, che si era nel mentre avvitata su di una dissertazione circa la convenienza del restauro di uno scafo in legno…

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